Proust parlava dell’effetto madeleine… Quando basta un lieve e soffice profumo di buono, e il naso inventa una via d’ingresso nella memoria.

La nostra madeleine sono le tigelle: profumo di latte e di farina…

Non mancherà mai dal nostro menu la Tigellata: che già il nome è una questione! La tigella sarebbe lo stampo in pietra che veniva utilizzato per cuocere le crescentine vicino al camino. Il nome vero sarebbe dunque crescentine nelle tigelle, ma anche qui, essendo noi in mezzo a due fazioni che storicamente si sono contese tutto, compresi i natali dei tortellini, troverete nomenclature diverse. Nel lessico comune sono ormai entrate come tigelle.

Ma non basta! Insieme alle tigelle, non può mancare lo gnocco fritto. Gnocco di qua, crescentina fritta di là. E si torna punto e a capo! Lo gnocco, chiamandolo col nome del diquà, è fatto con pasta lievitata e fritta: tipicamente si gonfia in cottura, ed è proprio quella bolla d’aria che farà da contenitore a un salume o al formaggio, magari accompagnato da qualche chicco di uva Saslà.

Proponiamo una degustazione di tigelle e gnocco con un’accurata selezione di salumi emiliani, così come locali sono anche le farine che utilizziamo.